Resta il fatto che lo spettacolo andato in scena ieri a Roma aveva qualcosa di surreale.
Un presidente del Consiglio a cui era stato posto in maniera stringente il tema delle riforme, cioè di,quale sbocco dare al grande consenso raccolto nel paese, rispondeva con un`invettiva a tutto campo. Contro i magistrati «estremisti di sinistra». Contro il Parlamento «pletorico» e di fatto inutile, visto che cento deputati bastano e avanzano.
Contro «la burocrazia» che tutto frena, al punto che «fare la rivoluzione sarebbe più facile che attuare le riforme».
Berlusconi contro tutti. Contro quelli che non lo lasciano governare. Vecchia canzone, che porta dritto alla richiesta di maggiori poteri, al rischio paventato dal Presidente della Repubblica di una deriva autoritaria. ma anche vecchio, collaudatissimo trucco mediatico per distogliere l'attenzione dai fallimenti del governo.È facile prevedere che non si farà nulla di tutto questo. Quello di ieri era soprattutto un intervento di tipo elettorale, utile per riprendere l`iniziativa dopo giorni amari.
Ma era anche un alibi per chi le riforme non le ha ancora fatte o impostate: a parte il federalismo che è il cavallo di battaglia della Lega. Berlusconi denuncia che «il premier dispone di poteri troppo limitati», ma inasprire il clima del paese è la strada per vincere le elezioni; non certo per avviare un progetto riformatore.
L'alibi. Il sempiterno alibi che sempre embra funzionare. Basta vedere i famosi sondaggi sulla luna di miele di un Paese narcotizzato col suo messia.
Qualcuno ha persino insinuato, con meschinità, che fosse un corruttore di giovinette.
I giudici hanno fatto chiarezza: è (solo) un corruttore di testimoni. Almeno per quelli che hanno condannato Mills.
Nessun problema: lui da questi giudici non si fa processare.
Anch'io da questi vigili urbani vorrei non farmi fare le multe quando mi scade la scheda parcheggio. Quanto deve essere bello vivere a Omnipotentia.
Ho letto la risposta di Ezio Mauro a Berlusconi. La trovo abbastanza condivisibile e corretta. Ma c'è un passaggio su quale secondo me il direttore di Repubblica e tutti i suoi giornalisti dovrebbero per lo meno arrossire leggendolo. Eccolo, dalla prima lettera di Ezio Mauro ai Berluscones:
"Invidia e odio", a suo parere, sono i motivi della "campagna denigratoria che "Repubblica" e il suo editore stanno conducendo da giorni" contro il Presidente. Che c'entra l'editore con l'inchiesta di un giornale? Non esistono scelte autonome da parte di un quotidiano nella cultura proprietaria del Premier?
Ma come, Ezio Mauro, proprio tu? Ma come, Repubblica, proprio voi? Ma se sono anni che qualunque riga venga pubblicata su Avvenire, scritta da qualsiasi giornalista, direttore, collaboratore, editorialista, voi attribuite quella riga, quella parola, quella frase sempre ai "vescovi"?
"Vescovi all'attacco su...", "I vescovi criticano...", "Affondo dei vescovi su..."
Da anni ci trifolate le palle con questi titoli offensivi nei confronti dei vostri colleghi, giornalisti come voi, che a vostro modo di vedere parlano e scrivono sotto dettatura dei vescovi, solo per il fatto di scrivere su un quotidiano edito dalla Cei. Come se quando Giannini o D'Avanzo scrivono su Repubblica, si dovesse titolare "Affondo di De Benedtti...". Proprio come fa Berlusconi. Che su questo, amici di Repubblica da Ezio Mauro a scendere, non fa altro che imitare la stessa schifezza che da anni fate voi sul vostro giornale e sul vostro sito.
Chi di spada ferisce... meditate, gente, meditate.