Credo che con la "ricostruzione" del video di P.M. ieri sera da Santoro si sia toccato un nuovo picco del nazional-guardonismo. Mi chiedo chi riuscirà a cadere più in basso nel torneo del giornalismo-monnezza. Ma ho già in mente un paio di candidati.
Nella classifica di Reporter senza frontiere sulla libertà di informazione, l'Italia è scesa al 49simo posto. Per capirci, stiamo peggio del Ghana, di Trinidad e Tobago (e lì ci fregano anche allo sprint), della Macedonia, della Namibia (no, dico, la Namibia), di Capo Verde e dell'Argentina. In compenso staimo un po', ma solo un po', meglio della Romania e di Cipro. Ma solo della parte Nord, perchè i ciprioti del sud manco ci vedono.
Più ci penso più mi sento ribollire. Questa cosa del pedinamento del giudice, "stravagante" perchè ha i calzini viola, è una cosa che fa vomitare. E' triste che dei giornalisti debbano ridursi a questo.
A proposito dell'editoriale di Minzolini sulla manifestazione di sabato, mi sento solo di ribadire quanto avevo già avuto modo di proporre tre mesi e mezzo fa.

Se volete scaricare il logo piccolo, ecco l'indirizzo
Il mio amico Carmelo Lopapa scrive una cosa sul tg1 che sarebbe bello far leggere a tutti quelli che decidono per chi votare in base a quello che vedono al tg1 (sono la maggioranza degli italiani). Peccato che non lo leggeranno mai.
Certo che io dieci euro per sentire questa famosa (fantomatica?) telefonata hot Carfagna-Gelmini li pagherei. In tema di pruderie, imperdibile l'intervista al padre del lemma mignottocrazia,qui.
«Nel fare domande al premier nessuno ha il mio stesso coraggio»
Bruno Vespa
Per anni e anni sono sempre stato lettore del Corriere della Sera. L'ho tradito solo per brevi periodi con La Stampa. Non ho mai amato molto Repubblica (che da qualche mese, invece, leggo e, con vari smaliziati distinguo da parte mia, sostengo nella sua campagna per una stampa libera). Da un po', però, trovo che il quotidiano di via Solferino somigli, con le dovute proporzioni, sempre di più al Tg1 di Minzolini. E oggi mi sento di dare ragione al censor dei censori Giuseppe D'Avanzo che smerda in tal guisa l'arrampicamento sugli specchi di Ernesto Galli della Loggia.
C'è poco da scherzare ormai. Questa notizia, l'ennesima del genere negli ultimi mesi, è un po' quella che gl imglesi chiamano "the last straw", l'ultima cannuccia che spezza la schiena al cammello. In Italia si dice l'ultima goccia, poco cambia. Che la tv di Stato non mandi in onda un trailer di un film perchè critica il governo è un fatto che dovrebbe far saltare sulla sedia. Fatti degni della Russia di Putin si susseguono senza un'apparente reazione dell'opinione pubblica narcotizzata.
Il difetto di democrazia in questo Paese aumenta di volume come una palla di neve che rotola giù dalla montagna. Nessuno sembra intenzionato a fermarla. E tutti beatamente appaiono disposti a farsi travolgere, magari mentre sfogliano un settimanale che mette in mostra le ciapett sode di Noemi Letizia.