Il fatto che la proposta (indecente?) di riesumare l'immunità parlamentare (all'indomani dell'accordicchio tra il Cav e il "duro e puro" Fini per far morire i processi di Silvio) arrivi dalla sempreverde Margherita Boniver, e il fatto che ci sarà, alla fine, una maggioranza pronta a darle seguito (che farà il Carroccio?), mi ha riportato alla memoria una perla, che subito ho trovato cercando su youtube. Mostra un attuale ministro, statista di peso e raffinato pensatore, dira la sua, all'epoca, proprio alla Margherita Boniver, all'epoca epsonente del Psi. Buona visione.
La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che ordina all'Italia di staccare i crocifissi dalle classi è un passo in avanti verso l'affermazione della laicità dello Stato. Finalmente si pone un freno alla violazione della libertà religiosa e della libertà di non professare alcuna religione.
Però, e mi stupisce che una Bonino, un Rodotà o un Odifreddi, oggi non ne parlino, è chiaro che siamo ancora all'alba.
Questa sentenza non basta. È una goccia nel mare e impone a tutti di affrontare una volta e per tutte problemi seri e improcrastinabili.
Il Natale, per esempio. Come si può nel 2009 continuare a vessare bambini e adulti imponendo loro come festività collettiva una festività religiosa? Non basta certo vietare il presepe nelle scuole, come già qualche solerte preside ha fatto. È ora di abrogare questa festa. Se la festeggino i cristiani a casa loro.
Se poi vogliamo salvaguardare il diritto alle ferie di tutti, allora per lo meno cambiamole il nome in “Giornata transnazionale dello scambio dei doni”. Qualcuno in Europa si muova.
Più complicato sarà salvare l'8 dicembre. Quel giorno, io, cristiano, cattolico, apostolico romano farò festa. Ma trovo che sia umiliante per tutti i non credenti, per i credenti non cristiani e per gli stessi cristiani non cattolici che non credono nel dogma, recente e controverso dell'Immacolata concezione di Maria.
Trovo che sia giusto, a quel punto, che l'8 dicembre, quanti non professano la religione cattlica se ne vadano a lavorare, senza patire l'umiliazione di una vacanza che ferisce il loro senso di laicità.
A meno che non si voglia salvare in extremis la giornata di vacanza, cambiando però l'intitolazione della festa con qualcosa di laico, aconfessionale e politicamente corretto.
Per esempio, l'8 dicembre potrebbe essere la festa dei culi sodi.
E c'è ancora la spinosa questione della domenica. Continuare a imporre a tutti il riposo settimanale nel giorno della resurrezione di Gesù Cristo, un fatto metastorico senza alcun fondamento scientifico, è un'umiliazione per ogni spirito libero che non si può più tollerare.
Perchè non riposarsi i venerdì, come i musulmani? O il sabato come i fratelli ebrei? O un giorno a cazzo di cane quando uno ne ha voglia, come sarebbe giusto? E se proprio vogliamo convenzionalmente mantenere il riposo nel settimo giorno, potremmo almeno cambiargli nome, togliendo quel riferimento al “giorno del Signore” che, per citare la Corte europea, è “fastidioso per quelli che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei”.
Si potrebbe mutuare dalle lingue germaniche la dicitura di “Giorno del Sole”. O magari, visto che la domenica è importante per lo più perchè si gioca a calcio, lo si potrebbe chiamare “Pallonio”, per esempio.
Venerdì, sabato e pallonio non suona male, in effetti.
Insomma, c'è ancora tanto da fare.
E lo sa bene Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia che ha presentato il ricorso alla Corte di Strasburgo.
Già, la Finlandia. Che fa parte dell'Unione europea. E che la croce la espone addirittura nella bandiera.
È ora che finnici, svedesi, danesi, greci facciano sentire la propria voce contro questa palese violazione della laicità: una croce addirittura nella bandiera nazionale. Dai sessanta milioni di britanni, poi, che devono sopportare niente meno che una triplice croce nel proprio vessillo nazionale, è lecito aspettarsi un'insurrezione popolare.
Credo che con la "ricostruzione" del video di P.M. ieri sera da Santoro si sia toccato un nuovo picco del nazional-guardonismo. Mi chiedo chi riuscirà a cadere più in basso nel torneo del giornalismo-monnezza. Ma ho già in mente un paio di candidati.
La situazione è questa. Le famiglie italiane sono alla canna del gas. Spendono più di quanto guadagnano. Si salvano mangiandosi irisparmi di una vita. Fin quando ce n'è. Poi saranno cazzi loro.
Le imprese chiudono o boccheggiano. Staccano fatture che vengono saldate a 18 mesi ma già il mese successivo devono pagarci l'Iva. A uno Stato dal quale magari attendono pagamenti per una barca di soldi, visto che uno dei peggiori pagatori d'Italia è proprio la pubblica amministrazione.
Intanto 400 mila giovani vengono espulsi dal mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione dei giocvanissimi sarebbe ormai al 24 per cento.
E il governo?
Il governo aspetta che la buriana passi. E intanto cerca di incantare i topi come il pifferaio magico recitando il mantra della sicurezza. Solo che, a proposito di sicurezza, poi arrivano i poliziotti a spiegare come stanno le cose. Fondi tagliati e boiate tipo le ronde a buttare polvere negli occhi. Magari aizzando la gente contro il nuovo Nemico. Gli immigrati. Senza i quali l'Italia andrebbe a picco.
Insomma, ci sarebbe da prendersi una gran bella incazzatura. di fronte a un governo che cincischia mentre il Titanic affonda.
E invece, leggendo bene i giornali, uno scopre che il governo è al lavoro. Alacremente. Per salvare il Cavaliere dai processi dopo la bocciatura del lodo Alfano. Leggete e ammirate. Sarà vero? Sarà il solito "Festival della calunnia". Si attende il prossimo show televisivo di Silvio, in studio o dal suo letto di dolore, per saperne di più.
Il governatore quasi dimissionario del Lazio ha fatto una serie enorme di minchiate. E poi è stato vittima di un reato. Ora la sua vita è distrutta. Lui ha fatto il mezzo passo indietro e fra un po' lo farà per intero, dimettendosi. Da quel momento in poi, secondo me, il suo nome andrebbe dimenticato. E mai più fatto in pubblico. Per rispetto alla sua famiglia, in primis. Non è il grande fratello. È vita vera. Sono persone in carne e ossa. E nel momento in cui il governatore si sarà dimesso e avrà abbandonato la politica avrà pagato il suo prezzo e resterà un uomo qualunque, con la vita a pezzi e un rimorso grande quanto il mondo. Credo gli basti questo, senza bisogno delle sbirciate dal buco della serratura della nuova genìa dei moralisti un po' guardoni.